Foto intro  Bambù

Il Bambù Gigante ONLYMOSO contribuisce in un’epoca di cambiamenti a cambiare le sorti dell’agricoltura  Europea. Apprezzato a livello globale e coltivato quasi ovunque, viene trascurato nel continente europeo.

Nella nostra cultura, infatti, il bambù riveste un ruolo meramente decorativo nascendo da varietà, qui comuni, che tuttavia causano un evidente problema ovvero sono capaci di invadere qualsiasi terreno. Si tratta di un fattore per cui vengono ‘demonizzate’, motivo alla base del loro ostracismo come coltivazioni intensive, sinora bandite, tranne quelle in vaso e a semplice scopo ornamentale. Esistono poi delle varietà, sempre coltivate, di genere totalmente diverso, con molteplici impieghi favorenti la nascita di rilevanti mercati esteri. Le stime parlano di circa 600 milioni di persone che traggono sostentamento dall’indotto del bambù, mentre l’economia generata attraverso questo fiorente settore continua il processo d’espansione, grazie anche ai programmi di riforestazione attuati in Asia, Sudamerica, Cile, India.

Il mercato del bambù registra, dunque, costanti progressi e la richiesta di tale materiale, secondo differenti applicazioni, raggiunge livelli significativi nel mondo. L’economia globale dovrà così incentivare uno sviluppo legato al bambù, soprattutto l’Europa quando, alla ricerca di nuove soluzioni per rafforzare l’economia green, ha comunque già introdotto le prime, redditizie coltivazioni. L’uso sostenibile del bambù diventa efficace strumento di lotta alla povertà, essendo una pianta graminacea che si rinnova facilmente per maturare, in media, entro i 4 anni: una crescita veloce, non c’è dubbio, parecchio interessante dal punto di vista commerciale. Con fibre molto più resistenti rispetto ad altre specie legnose e dotato di eccellente elasticità, il bambù risulta ideale nelle lavorazioni destinate all’industria edile, all’arredamento, all’abbigliamento, alle attrezzature sportive.

I bambù svolgono un’importante funzione nella salvaguardia della biodiversità, contribuiscono alla tutela del suolo e delle risorse idriche, ospitano numerose specie animali in ecosistemi, dove si adattano perfettamente, costituiti da fitte foreste. Ed è il fondamentale ruolo ricoperto dal bambù a garantirne la buona conservazione. Per essere definito “organico” cioè coltivato mediante rigorosi standard ambientali, il classico boschetto di bambù deve crescere su un terreno pulito e privo di alterazioni chimiche, sostentarsi con acqua incontaminata, non far parte di una monocoltura. Una volta certificato appunto come “organico“, lo si adopera, escluso il comparto tessile, in campo alimentare, sanitario, sotto forma di materiale da costruzione.

Foto 2  Bambu                         Foto 1  Bambù

La coltivazione della pianta di bambù aumenta la qualità del terreno su cui viene praticata, mentre possiede un’elevata resistenza agli insetti e un’ altrettanto elevata rinnovabilità, la sopra citata rapidità di crescita, senza dover comportare, quindi, l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici. Sottolineatane pure la completa BIO degradabilità, il bambù è stato al centro di polemiche riguardo l’ECO sostenibilità del tessuto derivato dalla fibra vegetale. In quale modo sincerarsene? L’etichetta del prodotto ci trasmette precise informazioni sulla provenienza, assieme al logo delle varie certificazioni internazionali > Icea,Gots, Ivn, Oeko text, Fair Trade ecc., il che tranquillizza, quando indica 100% di fibra vegetale, il compratore circa il proprio acquisto consapevole. Il bambù ha una fibra vegetale formata da micro fessure, particolarità in grado di donare al tessuto ricavato un’ottima traspirazione ed un notevole assorbimento dell’umidità. Per quest’ultimo aspetto la fibra viene definitaigroscopica – l’umidità stessa sarà poi espulsa velocemente – peculiarità che implica minor uso di coloranti naturali, gli unici qui ammessi, nella confezione del tessuto. Sempre la fibra di bambù contiene uno specifico elemento antibatterico, chiamato bambù-kun, ‘bypassante’ l’impiego di composti chimici durante la lavorazione, giacché fornisce protezione naturale dai batteri e un’incisiva azione deodorante. Tali specificità non si perdono, nemmeno dopo ripetuti lavaggi del tessuto.

Foto 3  Bambu A livello commerciale troverete bambù in tele o viscosa: si chiamaTencel la viscosa frutto di esclusiva lavorazione ECO sostenibile; potremo allora comprare, sicuri della loro innocuità, biancheria intima, vestitini per neonati – si ricordino le naturali proprietà antibatteriche della fibra di bambùaccappatoi/asciugamani,articoli sanitari (garze, mascherine ecc.), arredamento d’internileggi tende, fodere, tappezzeria. Addirittura il tessuto di bambù, grazie alla prerogativa di far evaporare i liquidi, risulta più fresco del cotone e morbidissimo al tatto. Un’ulteriore applicazione coinvolge, infine, l’equipaggiamento che gli ECO sciatori usano sulle piste innevate. Un esempio sono, al riguardo, gli snowboard in bambù la cui resistenza alle sollecitazioni, causa l’accentuata flessibilità della fibra, batte quella del legno adoperato per le medesime tavole. Il soffice tessuto di bambù può essere anche indossato, stiamo parlando di maglia e calzamaglia termica, sotto un pile, favorendo la traspirazione corporea mediante la regolazione del sudore.

Insomma il bambù ci dona una vasta gamma di vantaggi ambientali, sanitari, economici, che lo rendono una pianta vera amica dell’uomo.

 

Foto 4  Bambù

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